La camminata sportiva non agonistica. Linee guida per un'attività fisica razionale

a cura di Cosimo Nicola Resta

Viviamo in un mondo disorientato e proteso verso scopi edonistici, ma sofferente di disparità profonde. Ora, nella fuga verso il centro dei nostri desideri e interessi spesso trascuriamo non solo I nostri simili, ma anche le caratteristiche dell’ambiente che ci circonda e da cui dipendiamo, ad esempio, la gravità. Proprio sotto questo aspetto, così come viene analizzato dalla Metodologia dell’Allenamento Sportivo – Scientificamente Fondato  (TMAS-SF), esamineremo un’attività fisica tanto raccomandata da molti medici e fisioterapisti: la camminata sportiva non agonistica o walking. 

Ne analizzeremo solo due sue varianti: all’aperto su terreno pianeggiante o in un centro di attività motoria sul tapis roulant.

Ai fini della nostra trattazione tralasceremo l’andatura con inclinazione positiva (in salita) e quella con inclinazione negativa (in discesa). Inoltre non terremo conto degli effetti di attrito derivati dall’immersione del corpo umano nel mezzo viscoso rappresentato dall’aria atmosferica con le sue perturbazioni.

Quando camminiamo su un terreno pianeggiante o su un tapis roulant, a una velocità biomeccanicamente e artrocinernatieamente corretta mai superiore. ai 5,5 chilometri l’ora, il nostro baricentro corporeo – o centro di massa – subisce delle traslazioni verticali trascurabili rispetto a quelle orizzontali. Proprio questo ci consente di pensare che arriveremo prima allungando il passo.

Inoltre il campo gravitazionale terrestre è di tipo conservativo e le sue forze, nella fattispecie quella di gravità, compiono un lavoro pari a zero quando il nostro baricentro si muove lungo linee a eguale distanza dal terreno. La conseguenza è che il lavoro svolto dal corpo per contrastare la forza di gravità che ci attrarrebbe verso il basso, è quasi nulla. In altri termini, lungo tutto il tragitto il carico allenante risulterà insufficiente a provocare una risposta biologica di adattamento più o meno stabile nel tempo.

A sua volta, la biomeccanica mostra che quando camminiamo gli arti inferiori sono direttamente interessati nel muovere e sostenere il corpo (ricordiamo che i piedi sono alternativamente sempre in contatto col terreno), gli arti superiori funzionano come organi di equilibrio (solo nei podisti più esperti svolgono funzioni di spinta), mentre il tronco e il capo, stabilizzati centralmente, risultano quasi privi di sollecitazioni meccaniche adattative.

Al contrario nella corsa, dal jogging al running, nel canottaggio, nel nuoto (nei suoi diversi stili e ambienti acquatici) e nel ciclismo (da quello su strada a quello su terreni sconnessi) solo per citare le attività sportive più diffuse, tutto il corpo viene investito da stimoli meccanici dell’ordine della flessione e della torsione, da compressioni, trazioni, accelerazioni, frenate, balzi, atterraggi e spinte.

Un ulteriore aspetto fondamentale di questa problematica affrontato dalla Teoria e Metodologia dell’Allenamento Sportivo – Scientificamente Fondato (TMAS-SP), è la ripetitività dell’esercizio in rapporto alla sua durata ed esecuzione. Supponiamo che il parametro rappresentato dal volume di allenamento e cioè dalla durata della camminata, non vari o vari solo sporadicamente. Supponiamo inoltre che non vari neppure il parametro rappresentato dall’intensità, cioè dall’entità degli stimoli; a questo punto dobbiamo chiederci cosa fare per provocare una risposta di adattamento biologico nella camminata.

Di conseguenza, se volessimo rendere realmente allenante la nostra camminata dovremmo incrementare la durata ovvero la distanza da percorrere, rischiando però di provocare l’usura articolare e piccoli traumi osteoarticolari diffusi. Alternativamente dovremmo enfatizzarne l’andatura incrementando la velocità. e generando una deambulazione sgraziata e a scatti, con rischi di forti basculamenti del bacino e quindi di eccessive sollecitazioni alla base del rachide lombare.

Da quanto abbiamo appena visto, per una persona in condizioni fisiche normali, camminare su un terreno pianeggiante non risulterà mai realmente allenante e di conseguenza affermazioni come: “Per mantenersi in forma, una persona di 60 kg deve compiere 10.000 passi per consumare 300 calorie al giorno” oppure: “Per ottenere risultati a lungo termine e ridurre il rischio di disturbi cronici, sono necessari 10.000 passi al giorno. Per perdere peso in modo efficace, il numero dei passi dovrebbe essere tra 12.000 e 15.000. Per ottenere un allenamento di tipo aerobico, sono necessari almeno 3.000 (o più) passi a ritmo costante”, risultano prive di fondamento scientifico.

La nostra spiegazione ci dimostra anche perché chi abitualmente cammina a piedi su un terreno pianeggiante o con una leggera inclinazione, potrà scoprirsi fuori forma nel momento in cui affronterà una corsa a piedi su un terreno e un tragitto simili; mentre chi corre – jogger o runner – pur detestando la camminata, scoprirà meravigliato d’essere un camminatore resistente.

Per tutte queste ragioni, quando l’esercizio fisico sarà finalmente analizzato incrociando gli esami ematoclinici generali e mirati con la Teoria e Metodologia dell’Allenamento Sportivo – Scientificamente Fondato (TMAS SF), alla luce dell’analisi di composizione corporea si comprenderanno i motivi per cui l’attività fisica deve rispettare i meccanismi biologici, diversamente dal farmaco che può aggirarli o raggirarli. Solo in tal modo potremo entrare dalla porta principale della conoscenza e rispondere realmente alle esigenze di questo settore.

Oggi il problema più urgente non è quello di possedere le conoscenze e le qualifiche per allenare un diabetico di tipo II, ma quello di saper applicare la metodologia di allenamento scientificamente corretta a partire da individui in condizioni fisiche normali. Senza questo passaggio essenziale, tutto il resto si configura come un vicolo cieco… anche se molto ben illuminato!

Concludiamo perciò suggerendo di applicare i seguenti criteri:

a) La camminata sportiva non agonistica non deve superare la velocità di 5,5 chilometri l’ora.

b) La camminata sportiva deve essere sempre propedeutica ad attività fisiche allenanti.

c) Bisogna evitare di percorrere sempre la medesima distanza; infatti occorre variare il tempo o la velocità senza superare i 5,5 chilometri l’ora.

d) Il contapassi o pedometro dovrebbe essere sostituito da un cardiofrequenzimetro.

e) La camminata sportiva, la corsa a piedi, il ciclismo e il nuoto non si equivalgono e di conseguenza non sono intercambiabili.

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